La salvaguardia del patrimonio culturale nel diritto internazionale

iveser

Vi segnalo un interessante incontro con Lauso Zagato per il 2 maggio 2012, presso IVESER a Venezia. Il tema è particolarmente interessante per noi in quanto riguarda i problemi e le logiche che il diritto internazionale deve affrontare in tema di patrimonio in un perido storico nel quale stanno cambiando i fondamenti stessi del diritto. La legislazione nazionale e internazionale infatti deve oggi confrontarsi oggi con la crescente esigenza di definire in modo i diritti delle "culture" localic e il concetto di “bene comune” , oggi quasi inesistente nei sistemi giuriudici europei (e del tutto inesistente nel nostro). 
 
L'incontro si svolge nell'ambito del ciclo di incontri (maggio-giugno) intitolato:
 
Diritti globali
Nuovi temi e problemi del diritto internazionale
Ciclo di incontri (maggio-giugno 2012) 
 
Il senso degli incontri è discutere di quei temi, legati ai diritti umani, che stanno emergendo come cruciali nel mondo globalizzato, affrontando argomenti e tematiche che difficilmente trovano l’onore delle cronache pur essendo centrali nella vita di ciascuno nel prossimo futuro. Quindi il diritto all’acqua, il diritto "contestato" ad emigrare, il diritto ad essere difesi in gratuità (Legal Aid), lo scontro-incontro tra diritto europeo e diritto islamico, il patrimonio culturale come diritto irrinunciabiledella identità di un popolo e la sua difesa. 
 
 
Lauso Zagato è Giurista; insegna Diritto internazionale e Diritto dell'Unione europea nell'Università Ca' Foscari di Venezia. Tiene inoltre il corso di Diritti umani e politiche di cittadinanza presso il Corso di laurea specialistica in Interculturalità e cittadinanza sociale della stessa Università. Si è occupato in particolare di problemi legati ai profili internazionali e comunitari della protezione della proprietà intellettuale, allargando poi la ricerca al diritto umanitario, in particolare alla tutela dei beni culturali nei conflitti armati, e alla tutela del patrimonio culturale intangibile e delle identità culturali delle minoranze e dei popoli indigeni. É autore, tra l'altro, com Marilema Vecco, di: “Le culture dell'Europa, l'Europa della cultura”, Franco Angeli, Milano, 2011.
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Scultor

Andera Da Tos, ha il suo studio in Campiello Barbaro (Dorsoduro 363) vicino alla Gugghenheim. http://www.andreadatos.it/index.html

Per anni è stato un appassionato restauratore di mobili antchi, ma i clienti disposti a spendere cifre, anche moderate, per un buon resturo di un mobile di valore non sono mai stati molti, e cos' Andrea ha deciso di dedicarsi a tempo pieno all'altra sua passione, la scultura. 

Venezia sembra prestarsi bene a questo tipo di attività, ma non è così. Negli ultimi anni le chiusure di bottege artigiane di qualità sono aumentate in modo esponenziale per varie cause ma soprattutto degli aumenti spropositati dei canoni di affitto. Da una ricerca recente di Confartigianato risulta questo andamento:

chiusura artigiani

Non si tratta qui di piangerci sopra in modo nostalgico e inconcludente. Quello che stupisce è la sostanziale indifferenza della città intera per la perdità di occasioni imprenditoriali, posti di lavoro, modalità produttive sofisticate e saperi che combinano manualità ed estetica. Venezia potrebbe essere un centro di attrazione, formazione e stimolo per artigiani di questo tipo provenienti da tutto il mondo. Una comunità patrimoniale si definisce anche per la sua capacità di valorizzare sè stessa o laciarsi disperdere senza muovere un dito....

 

 

Il sapere artigiano come patrimonio: Saverio Pastor

Il concetto di “patrimonio” comprende le attività sociali e produttive che si svolgono in un luogo e sono in grado di creare significati condivisi e rilevanti. L'artigianato di qualità contribuisce in modo notevole a questo e nulla è più “integrato” nel contesto veneziano delle attività che si svolgono attorno alla nautica tradizionale.  Questa è la bottega di Saverio Pastor, remèr:

 

 

In realtà a Venezia le attività di pregio tendono ad essere espulse dal centro storico sempre più velocemente a causa di vari fattori legati alla monocultura turistica, (diminuzione dei residenti, aumenti spropositati degli affitti, ecc.). Non è un destino ineluttabile, ma il risultato di scelte politiche precise, che possono essere cambiate.  

Links:

Il sito di saverio Pastor: http://www.forcole.com/it-saverio.htm
El Felze : http://www.elfelze.org/
Futuro Artigiano: http://www.futuroartigiano.it/

 

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Forte Marghera

forte margheraIl luogo è ora in rovina, ma è ricco di fascino e storia e ospita una serie di inziative per mostre, laboratori, incontri, un piccolo museo delle imbarcazioni tradizionali e altro. Tutto "povero" e molto amatoriale, ma sono iniziative spontanee che danno un'idea di quallo che potrebbe diventare riuscendo a combinare le idee della popoloazione con un adeguato supporto delle amministrazioni locali.  Tutto questo da anche un'idea precisa del concetto di "comunità patrimoniale". Segnaliamo due di queste proposte:

 
"Che Forte... decido anch'io!"
Questo è lo slogan di questo gruppo di cittadini, che domenica 5 febbraio dalle 10.00 alle 18.00 al Liceo Ginnasio Raimondo Franchetti in Mestre, corso del Popolo,82 cercherà di coinvolgere la cittadinanza per la scelta del futuro di Forte Marghera. "Sarà una giornata di progettazione partecipata organizzata con il metodo dell' OST - Open Space Tecnology per ripensare insieme il futuro di Forte Marghera, uno straordinario patrimonio ambientale, storico e culturale della nostra città". Ed ecco allora che viene presentato ieri, in occasione della conferenza stampa tenutasi al Franchetti con a seguire un incontro con gli studenti, un video preparato in vista dell'OST (metodo di concultazione pubblica)..
Consigliamo a tutti la visione; è il primo video del Gruppo di Lavoro per Forte Marghera, e chiarisce in modo molto chiaro quali sono gli obbiettivi che il Gruppo di Lavoro per Forte Marghera si pone.
 
Video di presentazione del Gruppo di Lavoro per Forte Marghera... stella d'acqua
 

 
I dettagli del progetto, compresa la metodologia di democrazia partecipativa che sarà utilizzata si trova qui:
 
Il modello Spinnerei
Camilla Seibezzi (Presidente commissione cultura del Comune di venezia) invece ha presentato una proposta molto articolta che ripèrende il modello della Spinnerei di Lipsia:
"L’ipotesi, in fase di definizione, vedrebbe l’intervento del Mib, società tedesca specializzata in riqualificazione urbana, interessata ad un un forte investimento – oggi in Italia impensabile – in un’area che non dovrebbe essere comprata, ma presa in concessione. Una novità urbanistica aperta al pubblico con botteghe di artigianato, uffici, gallerie d’arte, sale conferenze, caffé, ristoranti, cinema, kinderheim, sedi di fondazioni e istituzioni culturali, un albergo e un complesso residenziale." 
 
Entrambe le proposte hanno scopi simili, anche se si differenziano nel metodo e nell'impanto generale. Ne seguiremo con attenzione gli sviluppi. 
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Il Fontego dei Tedeschi

Una storia "patrimoniale" quasi finita...

Qualche riflessione a seguito dell'incontro pubblico "il Fontego dei Tedeschi: dalla trattativa privata alla partecipazione attiva" organizzato dalla rete civica 40xVenezia con la partecipazione del sindaco e di vari assessori il 16 gennaio 2012

Fontego dei Tedeschi

Per i non-veneziani, in pillole:
  • il palazzo, a lato del ponte di Rialto, è stato per molti anni sede delle poste centrali;
  • nel 2008 le Poste SpA  lo vende al gruppo Benetton che intende utilizzarlo a scopi commerciali;
  • Parte del palazzo è sottoposto a vincolo urbanistico per usi di “pubblica utilità”;
  • I 40xVenezia pubblicano una proposta per l'utilizzo del palazzo, almeno in parte, come City Center;
  • Nel dicembre 2012 il Comune di Venezia accetta di togliere quasi del tutto il vincolo in cambio di alcuni milioni di euro. 
Si veda su questo anche il video di Vincenzo Casali
 
Che cosa è emerso dall'incontro pubblico a questo punto? Provo a riportare le mie personali impressioni, che non coinvolgono ovviamente tutto il gruppo Faro Venezia o altri:
 
Cittadinanza assente. La sala dell'incontro era piena, ma era piena della sola cittadinanza “attiva” cioè del ristretto gruppo di veneziani che partecipa a tutti i comitati, associazioni, dibattiti e cioè professori, architetti, giornalisti, professionisti di vario genere. I veneziani “normali" non c'erano. Nei giorni precedenti ha anche tentato di invitare qualche amico e conoscente con risultati deludenti: “ Quale Fontego? Ma non c'è un museo (confondendolo con il Fontego dei Turchi)? Mai sentito. Ma non ci sono le poste?” E via di questo passo. 
 
I vincoli urbanistici non sono più veri vincoli, in quanto si possono semplicemente acquistare, rimuovendo l'ostacolo.
 
Il dialogo tra amministrazione e la cittadinanza attiva c'è stato, ma  “a babbo morto”, cioè solo dopo che i contratti sono stati firmati e le decisioni prese.
 
Il taglio di gran lunga prevalente degli interventi e delle discussioni è stato di natura architettonica (sulle caratteristiche del progetto di restauro) e amministrativa. Quello che non ho colto è invece l'esistenza, almeno in embrione, di una idea di città basta su una alternativa credibile all'aumento illimitato  - e ovviamente insostenibile - dell'economia del turismo e non basta invocare questa alternativa, bisogna anche riuscire a precisarla
 
L'impressione generale che mi è rimasta è che si sia persa la distinzione tra amministrazione e politica, che cioè il governo di una città come Venezia si riduca al far quadrare i conti a fine anno; come se fosse un quartierone di periferia. 
 
Del resto, uscendo dalla sala, verso le 23, in pieno centro, l'impressione è stata esattamente questa: città disabitata, tutti i locali chiusi, i tabelloni degli orari dei vaporetti spenti. A fine metà gennaio non ci sono i turisti ma neppure i veneziani. 
 
Per saperne di più:
 
Un intervento molto applaudito di una giovane veneziana, Giorgia Fazzini, sulla natura dei posti di lavoro creati dai centri commerciali e le attese dei veneziani trattro dal sito di Italia Nostra di Venezia. 
 
 
 

LA COSA PUBBLICA - il Fontego dei Tedeschi

alt40xVenezia organizza lunedi 16 gennaio alle 20.30 l'incontro "il Fontego dei Tedeschi: dalla trattativa privata alla partecipazione attiva"
 
La vicenda del  “Fontego dei tedeschi” è emblematica di  come sia possibile vendere un vincolo pubblico ignorando il contributo espresso dalla cittadinanza e dalle associazioni. Lo stesso Consiglio comunale, escluso dalla discussione, è ridotto ad essere notaio di accordi raggiunti in altra sede.
 
A partire da questa vicenda, l’incontro pubblico vuole discutere dei percorsi democratici di partecipazione alle decisioni che interessano “la Cosa pubblica”, di quale sia il suo peso nel futuro e di come sia possibile evitare che, viste le premesse,  si ripetano le dolorose esperienze della storia recente: Hotel Monaco-Teatro del Ridotto e Spazio Eventi in primis. Vicende nelle quali nulla di quanto era stato promesso è poi stato mantenuto.
 
L’invito a partecipare è rivolto a chi ritiene che i beni comuni siano un diritto, a chi crede che ci sia una differenza tra spazio pubblico e spazio privato e che non tutto, il futuro soprattutto, abbia un prezzo.
 
interverranno:
  • Comune di Venezia: sindaco Giorgio Orsoni, assessore Alessandro Maggioni, assessore Carla Rey, assessore Ezio Micelli
  • consiglieri: Jacopo Molina, Camilla Seibezzi, Sebastiano Costalonga, Marta Locatelli
  • associazione 40xVenezia: Marco Zordan, Vincenzo Casali
  • coordinamento Iodecido: Tiziana Plebani
  • Edizioni Property: Velantina Zanatta
  • Studio OMA/Rem Koolhaas: Ippolito Pestellini Laparelli

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Incontro a Ca' Tron

Vendesi venezia 

mercoledì 18 gennaio 2012 dalle 17.30 fino a 23.30

ca_tron
dove: 
tel portineria: 041 2572300 / 2303
 
INTRODUCE: Alessia Rosada e Progetto3, lettura teatrale sulla svendita della città.
 
 
 
INTERVERRANNO:
 
ALVISE BENDETTI- Italia Nostra: un quadro generale sulla svendità della città con riferimento al Pat che l'Amministrazione Comunale si appresta a votare.
 
CA' TRON CITTA'  APERTA: vertenza su Palazzo Tron.
 
PAOLA SOMMA: autrice del libretto Benetown sulla vendità del Fontego dei Tedeschi.
 
L'avv.GRIGOLETTO: per la vendità di Cà Corner della Regina.
 
A SEGUIRE dibattito e aperitivo in musica!
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Valorizzazione del patrimonio culturale e sviluppo sostenibile

Pubblichiamo, nella sezione "materiali", un articolo di di Erminia Sciacchitano (Unità di Ricerca e Sperimentazione, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale per la Valorizzazione del patrimonio culturale . L'articolo è tratto dai documenti pubblicati dalla Direzione Generale al Forum PA 2011.

 
Si tratta di un'ampia e articolata analisi dello stato dell'arte nelle pratiche di valorizzazione del patrimonio culturale nel nostro paese con una particolare attenzione per i punti di forza e debolezza dei musei. 
Di particolare interesse per noi che viviamo a Venezia è l'attenzione posta per l'elaborazzione di criteri espliciti e affidabili per definire la capacita di carico di un bene o di un luogo. Venezia infatti con suoi oltre 22 milioni di visitatori annui, a fronte di una poloazione residente nel centro storico inferiore ai 60mila abitanti e in continua diminuzione, rappresenta una situazione di assoluta.
 
Dall'articolo: 
 
"L' Indagine sulla capacità di carico turistica Rientra fra i compiti della Direzione assicurarsi, tramite gli uffici ministeriali periferici, che le attività di valorizzazione siano compatibili con le esigenze della tutela, secondo i principi di cui all’articolo 6 e i criteri di cui all’articolo 116 del Codice. Per ponderare il bilanciamento 14 fra ampliamento della fruizione e misure di tutela e conservazione del bene, è in corso un’indagine sul tema della capacità di carico turistica, realizzato da SiTI – Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione è un’Associazione, con riferimento alle diverse tipologie di istituti e luoghi della cultura, nonché ai beni paesaggistici, al fine di individuare possibili indicatori da adottare per il monitoraggio e una corretta e sostenibile gestione dei flussi di visitatori sui beni suddetti."
 
Leggi tutto o scarica l'articolo da qui:
 
 
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Networked learning e patrimonio

learning networkLeigh Blackall è una specialista Neozelandese in elearning, o meglio come dice lei stessa, in "ricerca, innovazione, insegnamento e politiche dei socialmedia, comunicazione online, apprendimento in rete (networked learning) ed educazione". Più o meno le stesse cose che faccio io in Italia anche se risultano incomprensibili alla maggior parte della popolazione, mio figlio compreso. Si tratta, in poche parole, di pensare e realizzare programmi di educazione (per giovani) e formazione degli adulti che si basano su un uso non banale del web.

Un uso banale consiste nel pensare che la rete serva per fare cose del tipo "leggi questo e fai il quiz", cosa che si può fare benissimo anche senza la rete. Non banale significa invece sfruttare a fondo la capacità del web di far comunicare le persone tra loro con facilità, attivandone le capacità pensiero ed azione collettivi. Non è semplice e infatti le nostre scuole sono molto lontane da questo e solo in rari casi si vede qualcosa del genere nelle aziende più sofisticate. Che cosa c'entra questo con la valorizzazione del patrimonio?  C'entra perché in un post recente del suo blog personal-professionale, che è uno dei più stimati e seguiti al mondo su questi temi, ci suggerisce alcuni spunti interessanti:

  • nei piccoli centri e nei quartieri delle grandi città esistono molti luoghi di passaggio per i visitatori ricchi storie e testimonianze che formano la memoria condivisa e la cultura "viva" del luogo. Ci sono indizi di questo, per esempio le vecchie foto appese sui muri di un bar, una targa commemorativa appesa su un muro, quattro chiacchere colte al volo dal vicino di tavolo al ristorante...
  • Spesso esistono circoli, associazioni, comitati, piccole biblioteche, conventi, appassionati di storia locale, ecc... che conservano e producono documentazione di valore ma praticamente inaccessibile per il visitatore occasionale (e spesso anche per gli abitanti stessi del luogo);
  • i musei, le biblioteche, le fondazioni sono quasi sempre molto più orientate alla conservazione degli archivi che alla loro diffusione; molto spesso le pubblicazioni vengono semplicemente seppellite in archivio e non sono accessibili via web;

(sto sforzandomi di ricordare che Leigh lavora tra Australia e Nuova Zelanda e non a casa nostra, dove invece... beh, no, uguale).

Alla fine Leigh si trastulla con una fantasia: e se trovassimo il modo di aiutare tutte queste persone appassionate (testimoni, anziani, studenti, ecc.) che operano isolate e in modo saltuario a non disperdere le loro risorse e a contribuire invece allo sviluppo di una cultura locale dei luoghi e delle persone che sia disponibile a tutti? E se i musei funzionasse come polo di sviluppo delle culture locali invece che come pura macchina acchiappa-turisti?

Fantasie, certo.

Basti pensare che la maggior parte delle popolazione, giovani compresi, non sa che Wikipedia è scritta da volontari ne che tutti possono contribuire (giuro che è vero, fate la prova chiedendo in giro).  E poi si potrebbe mettere a disposizione le informazioni di buona qualità "dappertutto" attraverso i QRcode che permetterebbero al visitatore di costruirsi un proprio diario di viaggio a posteriori attraverso gli ormai diffusissimi palmari.
Questo vorrebbe anche dire avere l'occasione di diffondere tra la popolazione generica le ormai indispensabili competenze digitali "di cittadinanza" e di proporre alla scuole attività didattiche integrative molto efficaci nell'area delle capacità linguistica, che comprende ormai strutturalmente anche le abilità di espressione attraverso fotografie, filmati, siti web, reti sociali...

Fantasie, ripeto.

A proposito: Leigh Blackall il 23 dicembre scorso è stata licenziata dall'università in cui lavorava e ora sta andando ad abitare in un container adattato a casa provvisoria con tutta la famiglia. E ovviamente cerca lavoro, passate parola.  

Australia e Nuova Zelanda: proprio come da noi.

Links:
Wikipedia and Tourist Information:
http://leighblackall.blogspot.com/2012/01/wikipedia-and-tourist-information.html
Packing up, moving on:
http://leighblackall.blogspot.com/2011/12/packing-up-moving-on.html

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Il concetto di memoria collettiva

Maurice Halbwachs - Memoria collettivaE' noto che il concetto di memoria collettiva venne coniato negli anni Venti del Novecento da Maurice Halbwachs, per entrare poi, in anni a noi più vicini, nel cuore delle ricerche contemporanee sulla memoria. Il contenuto di questo concetto è il fenomeno evidente per cui una memoria individuale non riguarda in tutti i suoi aspetti esclusivamente l'individuo in questione, bensì è formata da molte altre memorie sociali in base alle abitudini della famiglia, regione geografica, professione, classe sociale, religione ecc.


Maurice Halbwachs nato a Reims l'11 marzo 1877 e morto a  Buchenwald il 16 marzo 1945, è stato un filosofo e sociologo francese,
Formatosi, come del resto quasi tutti i sociologi francesi, alla scuola di Durkheim, ne perfeziona l’approccio ai fatti sociali. Per sintetizzare il suo pensiero, si potrebbe dire, che per Halbawacs, l’uomo "guarda" mentre la società "vede".
Due sono i concetti fondamentali da lui sviluppati: "quadro sociale" e "memoria sociale ".
Per "quadro sociale" Halbwachs intende il ricordo in sé, come insieme di dati che l’individuo può richiamare alla memoria, ma anche i punti di riferimenti collettivi esterni. Ad esempio il ricordo di una persona è sempre legato a un fatto o ad un evento e il nostro giudizio sulla persona e sull’evento è condizionato, se non determinato, da quello che è il giudizio sociale diffuso, da noi interiorizzato nel tempo.
Il "quadro sociale" è una forma di memoria sociale: il giudizio, che è dietro il ricordo individuale, cambia perciò nel tempo, seguendo il flusso dei giudizi sociali riconosciuti. Quel che era nero ieri, oggi può essere bianco.
Per "memoria sociale" Halbwachs intende l’insieme dei quadri sociali, così come si sviluppano nel tempo. La memoria collettiva è dunque collegata agli effetti sociali di un evento. E fino quando questi effetti perdurano difficilmente un gruppo sociale dimentica un certo evento.
Si tratta di un " prolugamento " della memoria sociale, che dipende anche dall’importanza sociale che viene data al ricordo collettivo. In questo senso la memoria collettiva individuale "guarda" mentre quella sociale "vede".

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Teatro Marinoni: i battenti si chiudono...

Dall'incontro-festa al teatro Marinoni sono emerse con sempre maggiore chiarezza i due modelli culturali ormai delineati chiaramente, che si contrappongono: lo "sviluppo" continuo e la qualità della vita. Il primo ha dalla sua TUTTI i partiti... il secondo sta gradulamente conquistando terreno tra la popolazione ma non riece ancora a farsi ascoltare e neppure in fondo a farsi prendere sul serio. Ci vuole tempo per evere peso nel meccanismo della democrazia rappresentativa. 

Gli occupanti del teatro rissumono le loro posizioni in sei semplci punti. Il primo è questo:

1. Chiediamo al Sindaco Orsoni, che ha appoggiato le ragioni dell'occupazione, di preservare il carattere pubblico del Teatro Marinoni, svincolando lo spazio dal preliminare di vendita che il 31 dicembre 2011 lo consegnerà, insieme a tutta l'area dell'ex Ospedale al Mare, alla Società Est Capital.

C' ancora una certa confusione tra "pubblico" e "comune" che non sono la stessa cosa, ma si può capiure perchè "comune" è un concetto che non fa parte della nostr cultura al punto da non essere neppure presente nel codice civile....

L'intero comunicato stampa si trova qui:

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/I-battenti-in-legno-del-Teatro-Marinoni-si-chiudono-Lesperienza-continua/9350

 

 

Il Teatro Marinoni

Al Lido di Venezia esisteva un ospedale costruto in riva al mare, con spiaggi privata, giardino  e persino un magnifico teatro liberty. Si pensava allora (anni '60) che un posto accogliente facesse bene agli ammalati. Era vero, ma ora l'ospedale è chiuso e il teatro abbandonato al punto che gli abitanti stessi ne avevano dimenticato l'esistenza.  Ora sta per essere abbattuto all'ennesimo mega-complesso turistico con il porto turristico più grande del mediterraneo, perfettamente inutile per gli abitanti...

Domani però siete tutti inviatati a questo:

marinoni

 

E se prima volete vedere il posto....

 

 

La settimana della democrazia locale

Tratto dalla newsletter del Il Comitato delle regioni (CdR), l'assemblea politica che dà voce agli enti regionali e locali nell'elaborazione delle politiche e della legislazione dell'Unione europea.

Mola di Bari

07.11.2011 - Favorire azioni democratiche e promuovere la partecipazione civica. Questi gli scopi dell’European Local Democracy Week,  che si è tenuta, come capita oramai da qualche anno, a Bruxelles a metà ottobre, per celebrare l'anniversario della sottoscrizione della Carta europea delle autonomie locali, inauguratasi nell'ottobre 1985. Si tratta di un’iniziativa del Consiglio d’Europa che chiede alle autorità locali degli Stati membri di organizzare appuntamenti sul territorio per favorire la democrazia locale e ogni anno un tema viene scelto per i dibattiti in seno alla manifestazione.  L'edizione del 2011 era dedicata ai diritti umani in una dimensione locale. Nei dibattiti a Bruxelles l'obiettivo dell'iniziativa  è quello di avere uno scambio di esperienze tra autorità locali in materia, utile a creare coesione tra i cittadini e i rappresentanti delle loro istituzioni
 
La Settimana europea della democrazia locale è nata nel 2007 in Spagna, e all'inizio si trattava di una serie di riunioni interministeriali. L'idea era quella di celebrare,la Carta europea dell' autonomia locale del Consiglio d' Europa. In seguito è diventata la manifestazione che conosciamo oggi, che ha come obiettivo quello di coinvolgere i comuni dei paesi aderenti al Consiglio d'Europa per sensibilizzare l'opinione pubblica sul ruolo capitale svolto dalle autorità locali nella promozione della democrazia locale. Nel tempo alcune città si sono candidate ad essere 'città a dodici stelle', ovvero si sono impegnate a realizzare una serie d'iniziative dando un rilievo particolare alla loro partecipazione alla Settimana europea e contribuendo, così, a realizzarne gli obiettivi. Il riconoscimento di “12 Stars City” premia, quindi, il particolare impegno con il quale una città si adopererà nel sensibilizzare i cittadini alle possibilità offerte dalla democrazia partecipativa e al ruolo degli Enti territoriali nella promozione di quest"ultima.
 
Ad oggi molte città hanno aderito all'iniziativa. Tra queste candidate per la qualifica di “Città a 12 stelle” ci sono Strasburgo, il Comune e la Regione di Bruxelles, la città di Belgrado, e per l'Italia sono presenti piu' realtà territoriali, come il comune di Rovereto quello di Cassano delle Murgie,  la città di Venezia e di Verona, la provincia di Catanzaro. E c'è anche il comune di Mola di Bari (che è l'unico, per ora, ad aver ricevuto il prestigioso riconoscimento nel febbraio del 2011. La città pugliese a dodici stelle ha promosso eventi che hanno come obiettivo principale quellodi coordinare il tema di quest’anno (la tutela dei diritti umani) con l’Anno Europeo del Volontariato, coinvolgendo le nuove generazioni e costruendo assieme a altre città europee  un’ “Agorà della democrazia partecipata” . Il riconoscimento ottenuto dal comune di Mola di Bari rappresenta un notevole stimolo per continuare a perseguire politiche di democrazia attiva sul territorio ed è un riconoscimento per il lavoro svolto. 
 
 
Qui trovate un'intervista a John Warmisham, consigliere comunale di Salford (Regno Unito) coordinatore politico di quest' edizione della Settimana europea della democrazia locale.
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Passeggiata Patrimoniale a Marghera

Un video girato in occasione delle Passeggiata Patrimoniale a Marghera del 25 settembre 2011

 

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio Culturale, il giorno 25 settembre 2011 si è tenuta una passeggiata patrimoniale nella prima zona industriale di Marghera. L'itinerario è partito dalla chiesa dei Frari a Venezia, dove è sepolto Giuseppe Volpi, per poi raggiungere la Fincantieri e di lì proseguendo per via delle Industrie si è raccontata la storia delle realtà industrali della zona grazie ai testimoni sig. Paolo Catullo, sig. Silvano Quarti e il sig. Arnaldo de Rossi e al prezioso aiuto del sig. Sergio Barizza e della sig.ra Foscara Porchia. La passeggiata è stata promossa da: 40xVenezia, Impact srl, Iveser, Trekking Italia e dallo storico Sergio Barizza.

 

 

Io Decido: la democrazia partecipativa

Mario Santi ci racconta la storia di "Io Decido", la prima iniziativa veneziana in tema di democrazia partecipativa, a partire dalla prima assembla cittadina del dicembre 2010. Assemblera molto affollata, che ha visto la partecipazione anche delle massime autorità veneziane, ma che ha rivelato subito una sensibile difficoltà di dialogo con esse. 

La democrazia partecipata consite nella volontà dei cittadini di partecipare in modo attivo, informato e continuo alla decisioni importanti per la vita della città, superando in questo modo la più abituale delega "in bianco" agli amministratori eletti. 

Le consultazioni avvengono secondo procedure di ascolto attivo, organizzato con metodi precisi e collaudati, che garantiscono a tutti la possibilità di esprimere le proprie posizioni e di essere tenuti in considrrazione. In mando di un anno, nonostante le prevedibili difficoltà, sono state relizzate varie esperienze e le la dempcrezia partecipativa sta rapidamente diventando diventando un concetto e una pratica conosciuta, diffusa e sempre più efficace. 

iodecido.blogspot.com/​

Geografie di Genere

Tiziana Plebani ci presenta, con Pinella Trevisonno,  gli scopi e le attività di Georgrafie di Genere, un gruppo di donne che lavora promuovere e valorizzare le pratiche di convivenza e riappropriazione degli spazi urbani per una reale democrazia partecipativa e anche per formulare orientamenti concreti da dare al Comune. A venezia oggi il problema non è soltanto difendere i luoghi, ma difendere gli abitanti, perchè la città è fatta della gente che ci vive e oggi Vnezia sta perdendo i suoi abitanti, esplusi dalla logica dei poteri forti economici che non tengono in considerazione la vivibilità dei luoghi.

 
Il nostro gruppo ha dapprima attivato varie attività per la valortizzazione dei piccoli spazi urbani rilanti per la qualità della vita realizzando passeggiate conoscitive e incontri con le persone meno abituate ad avere un atteggiamento attivo su queste tematiche. Negli ultimi tempi abbiamo affrontato anche i temi più complessi della mobilità e dell'urbanistica - tradizionalmente "occupati" dai saperi tecnici degli uomini - e abbiamo trovato importanti sinergie con la crecente diffusione delle pratiche di democrazia partecipativa promosse da "Io decido". 
 
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Le scelte dell'IVESER

 

Marco Borghi è direttore dell'IVESER, Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea, con sede alla Giudecca, presso una delle due ville Hériot.
 
L'IVESER ha affrontato, tra l'altro, una questione piuttosto diffusa per gli archivi e le biblioteche: la tendenza a "chiudere" i propri spazi e risorse riservando l'accesso a pochi studiosi ed a un pubblico specializzato; risorse e spazi pubblici che di fatto diventano quasi "privati" e sottratti alla cittadinanza. 
 
L'IVESER, anche attraverso il progetto della "Casa della memoria e della storia del '900 veneziano", ha deciso da tempo invece di essere un luogo aperto che organizza in modo continuo attività e iniziative di promozione e diffusione della cultura storica intesa come fonte di valori che alimentano e qualificano la vita civile contemporanea. L'istituto inoltre è riuscito a bilanciare le scarse risorse pubbliche di cui dispone con i contributi dei soci e molto lavoro volontario, impostando così un modello di gestione in grado di reggere anche sul piano economico.
 

Il Fontego dei Tedeschi

Vincenzo Casali ripercorre la storia del Fontego dei Tedeschi, uno dei principali edifici storici di Venezia, vicino al Ponte di Rialto, e per molti anni sede delle Poste centrali. Dopo la sua vendita al grippo Benetton e di fronte alla prospettiva di una sua trasformazione nell'ennesimo megastore, la rete civica 40xVenezia ha avviato una serie di iniziative controproposte che ha - per il momento - fermato la trasformazione. 

Le discussioni e gli incontri stimolati dal problema del Fontego hanno però funzionato anche da stimolo catalizzatore per un ripensamento più ampio sui rapporti tra pubblico e privato, sul depotenziamento della capacità di governo delle istituzioni cittadine, sulla possibilità di modelli di autogoverno più efficaci e molto altro.

Patrimonio e Comunità Patrimoniali

Pubblichiamo, uno alla volta i video degli interventi al convegno del Teatro Groggia del 23 settembre scorso. Nel loro insieme danno un'idea precisa di come la valorizzazine del patrimonio sia un tema traversale in grado di catalizzare e intrecciare tra loro le diverse iniziative cittadine accomunate dalla necessità di sviluppare la qualità della vita in forme che promuovano consapevolezza e capacità di autogoverno dei cittadini.

Cristina Gregorin introduce il concetto di "patrimonio" come luogo sociale nel quale si intrecciano storie e relazioni e si costruiscono modelli di significato condivisi, che fondano una comunità patrimoniale. 

 

Le esperienze di Marsiglia

 

Lucienne Brun è stata nostra ospite a Venezia per raccontarci le esperienze realizzate a Marsiglia in relazione alla valorizzazione del patrimonio. Si tratta di attività che hanno ormai una lunga storia e presentano aspetti originali legati alla realtà locale come ad esempio la cooperativa Hotel du Nord che organizza visite guidate nei quartieri operi nella parte nord della città.
 
 
 

Il Consiglio d'Europa e la Convenzione di Faro

Alberto D'Alessandro è responsabile della nuova sede veneziana del Consiglio d'Europa; unica sede italiana del Consiglio, operativa dal settembre 2011 a San Marco.  Il Consiglio ha promosso la nascita della Convenzione di Faro sul Patrimonio attualmente il processo di ratifica da parte dell'Italia è in fase molto avanzata.

Le collaboraziioni possibili tra il gruppo Faro-Venezia, la Commissione, il MInistro dei Beni Culturali e la altre strutture cittadine ed europee che si riconoscono nei principi della Convenzine sono molteplici, prima tra tutte la possibilità di organizzare una confrenza europea a Venezia su questo tema.